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Displasia dell’anca: quando l’anca fa “clack” e come portare in fascia in sicurezza

C’è un rumore che manda in panico più o meno tutti i neogenitori: quel piccolo “clack” dell’anca del bambino, magari notato durante il cambio o segnalato all’ospedale o dal pediatra a una visita. Il primo pensiero corre subito alla displasia dell’anca, e con lui arrivano mille domande tra cui una molto pratica: “posso ancora portarlo in fascia?”. Facciamo chiarezza con calma, perché nella maggior parte dei casi la storia è meno spaventosa di come sembra.

Cos’è la displasia dell’anca la Displasia dell’Anca?

La displasia evolutiva dell’anca è una condizione in cui l’articolazione dell’anca non si sviluppa in modo del tutto corretto: la testa del femore e la cavità che la accoglie, chiamato acetabolo, non combaciano come dovrebbero. La gravità è molto variabile, e va da forme lievissime di instabilità fino a quadri più importanti. La cosa più importante da sapere è una sola: prima viene individuata, meglio si affronta, perché nei primi mesi l’articolazione è ancora molto plasmabile.

Va detto chiaramente: non è affatto rara. Si stima che circa un neonato su sei presenti alla nascita una lieve instabilità dell’anca, quasi sempre transitoria. Il rischio è un po’ più alto in presenza di familiarità, posizione podalica in gravidanza, primogenitura, sesso femminile.

Quel “clack” e come si scopre davvero

Qui la cosa fondamentale da ricordare è che non sei tu a dover fare la diagnosi. Lo screening della displasia dell’anca è un lavoro clinico preciso: il pediatra e l’ortopedico usano manovre specifiche nei primi giorni e settimane di vita, e in caso di dubbio o di fattori di rischio si conferma con l’ecografia delle anche, l’esame di riferimento nei primi mesi.

Quindi se senti o ti viene segnalato un “clack”, la mossa giusta non è cercare rassicurazioni (o allarmi) online, ma farlo valutare da chi di dovere. Questo articolo ti aiuta a capire il contesto e a portare in sicurezza non a sostituire la visita.

Il babywearing fa male alle anche? No, se fatto bene

Ecco la domanda che porta qui la maggior parte dei genitori, e la risposta è rassicurante: portare il bambino in fascia o in un buon marsupio non causa displasia dell’anca. Anzi, quando il posizionamento è corretto, il babywearing è considerato favorevole per lo sviluppo dell’articolazione. Il problema non è portare: è portare male, con le gambine costrette dritte e strette in basso la stessa logica per cui le fasciature rigide tradizionali, che immobilizzano gambe e anche tese, sono sconsigliate.

La posizione a M: come portare in modo “hip-healthy”

La posizione giusta ha un nome che ricorderai facilmente: posizione a M (detta anche a ranocchia o spread-squat). In pratica il bambino sta con le cosce sostenute per tutta la loro lunghezza, fino all’incavo del ginocchio, e con le ginocchia leggermente più in alto del sederino, così che le anche restino piegate e aperte. È la posizione naturale che il neonato assume istintivamente quando lo prendi in braccio.

Questa raccomandazione è quella dell’International Hip Dysplasia Institute, il riferimento internazionale sul tema: mantenere le anche flesse e ben sostenute durante il portare favorisce il corretto sviluppo dell’articolazione. Studi recenti hanno persino mostrato che un supporto ampio, che regge le cosce fino al ginocchio, tiene la testa del femore più “dentro” la sua sede in modo simile a ciò che fanno alcuni tutori usati proprio per trattare la displasia.

Il contrario di tutto questo è il supporto “stretto”, che regge il bambino solo all’inguine e lascia le gambe penzoloni: quello sì, da evitare, soprattutto nei primi sei mesi.

Come scegliere il supporto giusto

Non tutti i marsupi e le fasce sono uguali, e “ergonomico” scritto sull’etichetta non basta. La cosa che fa la differenza è la pratica: come regoli il supporto, come posizioni le gambine, come sostieni la schiena. Ed è esattamente il tipo di cose difficili da imparare da un video, e facilissime da sistemare con due indicazioni giuste dal vivo.

Se vuoi essere sicura di portare il tuo bambino in modo sano per le sue anche, a maggior ragione se c’è stata una segnalazione di instabilità, in una consulenza di babywearing controlliamo insieme il supporto che hai, il posizionamento e la regolazione, su misura per te e per il tuo bambino. Se invece ti interessa anche il versante posturale in altre condizioni, ne parlo nell’articolo su babywearing e piede torto.

Se al tuo bambino è già stata diagnosticata una displasia

Un’ultima cosa importante. Se c’è una diagnosi in corso, il babywearing hip-healthy può accompagnare il percorso, ma non sostituisce il trattamento e il monitoraggio dell’ortopedico (tutore, controlli, ecografie). In quel caso la regola è semplice: qualsiasi scelta sul portare va condivisa con lo specialista che segue il tuo bambino. Il mio ruolo, come terapista occupazionale e professionista del babywearing, è aiutarti a portare bene dentro le indicazioni che ti dà il medico non al posto loro.

Un “clack” spaventa, lo capisco. Con la valutazione giusta e il modo giusto di portare, quell’abbraccio in fascia può diventare uno degli alleati più belli, e più comodi, di questi primi mesi.

Dott.ssa Carlotta Pino – Terapista Occupazionale e professionista del Babywearing

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