Scoprire che il proprio bambino ha un piede torto, affrontare i primi gessi e poi il tutore, è un percorso che mette alla prova. E in mezzo a tutto questo, molti genitori si fanno una domanda che sembra piccola ma non lo è: “posso ancora portarlo in fascia?”. La risposta breve è sì, quasi sempre ma sempre con qualche accortezza in più, e in d’accordo con chi segue il bambino. Vediamo come.
Cos’è il piede torto (e perché il tutore è così importante)
Il piede torto congenito è una deformità presente alla nascita in cui il piede appare ruotato e “piegato” verso l’interno e verso il basso, con una rigidità che lo distingue dalle semplici “mal posizioni” flessibili. Il trattamento di riferimento al momento è il metodo Ponseti: una serie di gessi correttivi applicati nelle prime settimane di vita, spesso seguiti da un piccolo intervento di allungamento del tendine d’Achille, e infine da un tutore di abduzione, le due scarpine unite da una barra, da indossare per molte ore al giorno, prima quasi sempre e poi solo di notte, per un paio d’anni.
Quest’ultima fase è cruciale, e va detto con chiarezza: l’uso costante del tutore nei tempi indicati è ciò che evita le ricadute. Nessuna scelta sul portare, quindi, deve mai andare a scapito delle ore di tutore prescritte. Su questo comanda l’ortopedico, non la fascia e nemmeno io.
Babywearing e piede torto: si può fare?
Sì. Il babywearing non cura il piede torto, però può accompagnare bene questo percorso, offrendo al bambino contatto, contenimento e conforto proprio nei mesi in cui affronta gessi e tutore. E offre ai genitori una cosa preziosa: la possibilità di tenere vicino il proprio bambino avendo le mani libere, in una fase in cui di stanchezza e preoccupazioni ce ne sono già abbastanza.
La regola d’oro è una sola: qualsiasi modalità di portare, soprattutto durante il trattamento attivo, va concordata con l’ortopedico e/o con il tecnico ortopedico che seguono il bambino. Saranno loro a dirti se e quando portare col tutore indossato, o se è meglio farlo nei momenti in cui il tutore è tolto.
La sfida del tutore: peso, ingombro e posizione
Qui sta il cuore pratico della questione. Il tutore di abduzione tiene i piedi extraruotati e collegati a una barra rigida: ed è ingombrante, ha un suo peso, e non permette al bambino di assumere liberamente la classica posizione a ranocchia del babywearing.
Questo significa che il supporto va scelto e regolato tenendo conto di quel tutore: deve sostenere bene il bambino senza forzare i piedini né la barra in posizioni innaturali, distribuire il peso in modo comodo per chi porta, e rispettare la posizione che il tutore impone. Non è qualcosa che si improvvisa guardando un video: piccoli dettagli di regolazione fanno una grande differenza tra un portare comodo e sicuro e uno che crea tensioni.
Babywearing e piede torto: come scegliere il supporto giusto
Non tutte le fasce e i marsupi si comportano allo stesso modo con un bambino che indossa un tutore. La cosa che fa davvero la differenza non è la marca, ma la messa a punto: come regoli il supporto, come accompagni le gambine e il tutore, come sostieni la schiena.
È esattamente il tipo di lavoro che facciamo in una consulenza di babywearing: guardiamo insieme il supporto che hai, il tutore del tuo bambino e la vostra situazione concreta, e troviamo il modo di portare più comodo e sicuro per entrambi, sempre dentro le indicazioni del vostro ortopedico. Se invece il tema che ti sta a cuore è quello delle anche, ne parlo nell’articolo su displasia dell’anca e babywearing..
Il valore del contatto, oltre la praticità
C’è un’ultima cosa che non voglio dare per scontata. Un bambino che affronta gessi, un piccolo intervento e mesi di tutore vive esperienze che il suo corpo registra. Il contatto pelle a pelle, l’essere portato, il battito e la voce del genitore vicini: tutto questo è un potente regolatore, un modo per dire al suo sistema nervoso “sei al sicuro” anche quando qualcosa, là sotto, è scomodo o strano. Il babywearing, in questo percorso, non è solo comodità logistica. È anche cura.
Portare bene, nei tempi e nei modi giusti, può trasformare una fase impegnativa in una parentesi di vicinanza. Non da soli, però: con lo specialista che guida la cura, e con qualcuno che ti aiuti a portare in sicurezza.
Dott.ssa Carlotta Pino — Terapista Occupazionale e professionista del Babywearing

