Navigare nella disregolazione sensoriale: una guida per i genitori
Se sei qui, probabilmente hai vissuto quel momento: tuo figlio che, all’improvviso o dopo una giornata “troppo piena”, va in pezzi e nessuna delle cose che di solito funzionano riesce a riportarlo indietro. Te lo dico da terapista occupazionale, e anche da mamma di tre: quelle scene sono faticose e disorientanti, e la prima cosa di cui hai bisogno non è un giudizio, bensì una mappa. Allora oggi proviamo a costruirla insieme.
Cos’è la disregolazione sensoriale
La disregolazione sensoriale si verifica quando il sistema sensoriale di un bambino va “fuori equilibrio”: riceve dal mondo più informazioni di quante riesca a organizzarne, o troppo poche per sentirsi presente, e il risultato è un sistema nervoso che non riesce più a stare nella finestra della calma.
Si manifesta in modi diversi, e non sempre come te lo aspetti. A volte è il bambino che diventa agitatissimo, esplosivo, ingestibile. Altre volte è il contrario: un bambino che sembra spegnersi, rallentare, distrarsi, “sparire”. In entrambi i casi fatica a prestare attenzione, a stare con gli altri, a seguire indicazioni, a gestire ciò che sente dentro. Non è cattiva volontà: è un corpo sopraffatto.
Capriccio o disregolazione? Come distinguerli
Questa è la domanda che fanno tutti, ed è quella giusta, perché la risposta cambia completamente cosa devi fare. Ci sono alcuni segnali che aiutano a orientarsi.
La durata: un capriccio in genere dura pochi minuti, la disregolazione può andare avanti molto più a lungo. La causa: dietro al capriccio di solito c’è un desiderio preciso e non soddisfatto (“voglio quella cosa”), mentre la disregolazione spesso non ha una causa immediatamente visibile. Le reazioni: durante un capriccio il bambino resta in contatto con l’ambiente e con te, mentre nella disregolazione appare completamente sopraffatto, quasi “perso”. La consolabilità: un bambino in preda a un capriccio si può spesso distrarre o consolare, un bambino disregolato spesso non risponde a nessun tentativo, e anzi peggiora se insisti.
Se ti accorgi che quello che chiamavi “capriccio” ha molto più a che fare con la seconda colonna, è un cambio di prospettiva enorme ed è esattamente il cuore di quello di cui parlo nel corso basta chiamarli capricci!.
Disregolazione sensoriale o emotiva?
C’è poi una distinzione più fine, ma importante. La disregolazione emotiva riguarda la gestione delle emozioni; la disregolazione sensoriale ha la sua radice negli stimoli fisici e in come il corpo li elabora. La differenza sta lì: nella disregolazione sensoriale è l’esperienza del corpo un rumore, una luce, un contatto, una folla a innescare la reazione, non un disaccordo sull’ovetto di cioccolato.
Distinguerle conta, perché le strategie cambiano. E attenzione: non tutto ciò che sembra sensoriale lo è davvero, e non tutto ciò che sembra emotivo nasce dalle emozioni. Spesso le due cose si intrecciano, ed è anche per questo che uno sguardo esperto fa la differenza.
Iper-reattività e ipo-reattività: i due volti della disregolazione
La disregolazione sensoriale si presenta essenzialmente in due forme, a seconda di come il sistema nervoso risponde agli stimoli.
Nell’iper-reattività il bambino riceve gli stimoli “a volume troppo alto” e cerca di difendersi: si copre le orecchie, evita il contatto fisico, si nasconde, rifiuta certi ambienti. Sono comportamenti di evitamento sensoriale. Nell’ipo-reattività, al contrario, il sistema ha bisogno di molto più input per attivarsi, e allora il bambino se lo va a cercare: si muove in continuazione, tocca tutto, cerca sensazioni intense. Sono comportamenti di ricerca sensoriale quelli che ritrovi anche nei bambini sempre in movimento.
Questi due volti si collegano direttamente ai profili sensoriali descritti nel modello di Winnie Dunn, che sta anche alla base di strumenti di valutazione standardizzati come il Sensory Profile. In entrambi i casi il rischio è lo stesso: un accumulo di input disorganizzati che scivola nel sovraccarico.
Cosa puoi fare, a casa
Nel momento della crisi, la prima cosa non è spiegare o correggere: è abbassare il volume del mondo. Meno parole, meno luci, meno richieste, e la tua presenza calma accanto perché la tua regolazione è il primo appiglio della sua.
Fuori dai momenti di crisi, invece, si lavora in prevenzione. Il gioco sensoriale — la sabbia cinetica, la pasta da modellare, i travasi con l’acqua offre al sistema esperienze organizzanti in un contesto piacevole. Il gioco “pesante” e la propriocezione (spingere, tirare, portare, abbracciare forte) hanno un effetto calmante e regolatore. E la prevedibilità le routine chiare, sapere cosa succederà dopo riduce l’ansia da ignoto che spesso alimenta il sovraccarico.
L’idea di fondo è semplice: non aspettare che il bambino esploda per intervenire, ma dare al suo sistema nervoso, ogni giorno, quello di cui ha bisogno per restare in equilibrio.
Quando chiedere aiuto
Se questi episodi sono frequenti, intensi, durano a lungo e stanno complicando la vita di tuo figlio e la vostra, non restare sola a indovinare. Capire se dietro c’è una disregolazione sensoriale, e di che tipo, richiede uno sguardo che sappia leggere l’insieme ed è esattamente ciò che facciamo in una consulenza di integrazione sensoriale: osservare il tuo bambino specifico e costruire strategie su misura, in studio a Roma o, in alcuni casi, a distanza.
Ricordati una cosa, in mezzo a tutto questo: non sei sola in questo viaggio, e tuo figlio non ti sta facendo un torto. Sta solo cercando di navigare acque che, per il suo sistema, a volte sono davvero tempestose. Imparare a leggere la bussola cambia la rotta per tutti e due.
Dott.ssa Carlotta Pino — Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale
