Esplorando i 4 Tipi di Bisogni Sensoriali nel Mondo dei Bambini

I 4 profili sensoriali dei bambini: il modello di Winnie Dunn proviamo a spiegarlo bene!

Se hai mai sentito dire che esistono “quattro tipi di bambini sensoriali”, la cosa è vera solo a metà. Non perché i tipi non esistano, ma perché ridurli a un elenco fa perdere la cosa più bella: dietro a quei quattro profili c’è un modello ordinato, costruito da una terapista occupazionale di nome Winnie Dunn, ed è uno di quegli schemi che una volta che lo vedi non riesci più a non vederlo. Te lo voglio spiegare per bene, perché ti cambia il modo di guardare tuo figlio.

I quattro profili non escono dal nulla: nascono da due domande

Tutto il modello di Dunn (quello che sta dietro al test che noi chiamiamo Sensory Profile) si regge su due domande semplici. Tienile a mente, perché sono la chiave di tutto.hiave di tutto.

Prima domanda: quanto stimolo serve perché il cervello se ne accorga? Questa è la soglia neurologica. C’è chi ha la soglia bassa: basta poco come un rumore, una luce, una cucitura, perché il sistema nervoso si attivi e dica “ehi, sta succedendo qualcosa”. E c’è chi ha la soglia alta: serve parecchio input prima che il cervello registri lo stimolo, e quindi tante cose gli passano accanto senza che le noti davvero.

Seconda domanda: cosa fa il bambino in risposta? Questa è la strategia di autoregolazione. C’è chi è passivo: subisce quello che il suo sistema gli porta, lascia che le cose accadano. E c’è chi è attivo: si dà da fare per cambiare la situazione, o per procurarsi più sensazioni o per togliersele di torno.

Ora prendi queste due domande e incrociale, come una tabella a doppia entrata. Soglia alta o bassa, da un lato. Strategia passiva o attiva, dall’altro. Vengono fuori quattro caselle. E quelle quattro caselle sono i quattro profili sensoriali.

I quattro profili, uno per uno

Bassa registrazione (soglia alta + strategia passiva). Immagina un magazzino con i nastri trasportatori che girano al rallentatore. I pacchi (gli stimoli) arrivano, ma il sistema fa fatica a registrarli, e il bambino non si attiva per andarseli a cercare. Sono bambini che possono sembrare nel loro mondo, tranquilli, a volte un po’ assenti o stanchi. Non rispondono al primo richiamo, non si accorgono di avere la faccia sporca, non reagiscono subito a un rumore. Non è disinteresse: è un cervello a cui le informazioni arrivano ovattate, e che non ha la spinta a inseguirle.

Ricerca (soglia alta + strategia attiva). Stessa soglia alta del profilo precedente anche a loro serve tanto input per sentirsi attivati però qui la strategia è opposta: il bambino se lo va a prendere, quell’input. Sono i piccoli esploratori instancabili: si dondolano e chiedono ancora, saltano, toccano tutto, mettono in bocca, fanno rumore, hanno bisogno di muoversi in continuazione. Spesso vengono etichettati come iperattivi o “che non stanno mai fermi”. In realtà stanno facendo una cosa sensatissima: nutrono un sistema che ha bisogno di tanto per sentirsi a posto.

Sensibilità (soglia bassa + strategia passiva). Qui la soglia si abbassa: basta poco per attivare il sistema. Ma la strategia resta passiva, ed è questo che distingue il profilo dal successivo. Questi bambini notano tutto dall’etichetta, il rumore di fondo, l’odore, la luce e ne vengono disturbati, però non si organizzano attivamente per evitarlo. Si distraggono facilmente, si infastidiscono, diventano irritabili, magari piangono, ma restano lì dentro a subire l’eccesso. È il bambino che a tavola sente “troppo” tutto e si innervosisce, senza però alzarsi e scappare.

Evitamento (soglia bassa + strategia attiva). Stessa soglia bassa della sensibilità anche per loro basta poco per sentirsi sopraffatti però qui la strategia è attiva: il bambino fa qualcosa per togliersi lo stimolo di dosso. Si allontana, copre le orecchie, rifiuta certi vestiti o certi cibi, pretende routine rigidissime, controlla l’ambiente per ridurre al minimo le sorprese. Sono spesso i bambini frettolosamente definiti “capricciosi” o “difficili”, quando in realtà stanno gestendo, con gli strumenti che hanno, un mondo che per loro arriva troppo forte.

La differenza che cambia tutto: sensibilità e evitamento non sono la stessa cosa

Se c’è un punto da portare a casa, è questo. Sensibilità ed evitamento condividono la stessa soglia bassa entrambi i bambini percepiscono il mondo “a volume alto”. Ma uno lo subisce passivamente e l’altro reagisce attivamente. È la differenza tra il bambino che a una festa di compleanno si fa sempre più nervoso e teso restando seduto al tavolo, e il bambino che dopo dieci minuti ti tira per la manica per uscire dalla stanza.

Capire in quale dei due ti trovi cambia completamente cosa puoi fare per aiutarlo. Ed è esattamente la sfumatura che si perde quando il quarto profilo viene chiamato genericamente “variato”.

E il bambino “che è un po’ tutto”?

Qui arriva l’obiezione giusta, quella che talvolta mi fanni i genitori: “ma il mio è cercatore al parco e poi va in tilt per la cucitura del calzino, com’è possibile?”. È possibilissimo, ed è normale.

Il punto è che un bambino non è un quadrante. I profili descrivono come reagisce ai diversi canali sensoriali, e lo stesso bambino può avere una soglia alta per il movimento (e quindi cercarne tantissimo) e una soglia bassa per il tatto (e quindi evitare certe consistenze). Non è un quinto tipo “misto”: è semplicemente che la mappa va letta senso per senso. Quasi tutti noi, adulti compresi, siamo un mosaico di profili diversi a seconda del canale. Pensa a quanto ti dà fastidio un certo rumore mentre magari adori l’odore fortissimo del caffè: ecco, stessa cosa.

Cosa farne, a casa

Conoscere il profilo non serve per incasellare, serve per scegliere la mossa giusta. In linea di massima:

Con il bambino in bassa registrazione conviene rendere gli stimoli più “accesi” e ingaggianti come colori, contrasti, movimento, giochi vivaci per aiutarlo a entrare in contatto col mondo, senza pretendere che si attivi da solo.

Con il cercatore la strada non è frenarlo ma dargli canali giusti e abbondanti per scaricare: salti, dondolii, percorsi, spinte, materiali da manipolare. Un bambino a cui dai abbastanza movimento “legittimo” ne va a cercare di meno nei momenti sbagliati.

Con il bambino sensibile aiuta ridurre il rumore di fondo e dare prevedibilità, ma soprattutto dargli le parole e gli strumenti per accorgersi di quando sta andando in sovraccarico, visto che da solo tende a subirlo.

Con l’evitante servono ambienti calmi, prevedibili, con vie di fuga concesse e rispettate: sapere di poter uscire da una situazione spesso è ciò che gli permette di restarci più a lungo.

Un’ultima cosa, importante

Questo modello è una lente per capire, non un’etichetta da appiccicare. Il Sensory Profile vero è uno strumento di valutazione standardizzato, che somministra un professionista e che si legge dentro un quadro più ampio, non un quiz da fare sui social per decidere “che tipo è” tuo figlio. Se leggendo ti si è accesa una lampadina e qualcosa nel quotidiano di tuo figlio ti sembra davvero faticoso, la cosa da fare non è auto-diagnosticare un quadrante: è farsi affiancare da qualcuno che sappia leggere l’insieme. È esattamente ciò che facciamo in una consulenza di integrazione sensoriale: osservare il tuo bambino specifico e capire, insieme, il suo profilo reale.

Ma se anche solo ti porti via le due domande: quanto gli serve perché se ne accorga? e cosa fa in risposta? hai già in mano la chiave per guardare il tuo bambino con occhi diversi. E di solito, da lì, cambia parecchio la percezione della sfida del tuo bambino e la tua di genitore.

Dott.ssa Carlotta Pino — Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale

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