Il tummy time: o anche detto il “tempo sulla pancia” è una di quelle cose che tutti i genitori si sentono dire e quasi nessuno sa bene come gestire. Sembra semplice: metti il bambino a pancia in giù. Poi però lui piange dopo trenta secondi, tu ti senti in colpa, e finisce lì. Facciamo un po’ di ordine, perché dietro a questa piccola pratica c’è moltissimo per lo sviluppo del tuo bambino e c’è anche un modo per proporla senza drammi.
Cos’è il tummy time (e una regola di sicurezza da tenere a mente)
Il tummy time è il tempo che il bambino trascorre a pancia in giù, da sveglio e sotto la tua supervisione. Ed è proprio qui la prima cosa da fissare bene: il tummy time si fa sempre da svegli e sorvegliati. Per dormire, invece, il neonato va messo sempre a pancia in su: la posizione a pancia in giù per il sonno è associata a un rischio maggiore ed è da evitare. Tummy time e nanna sono due mondi diversi, e questa distinzione è importante.
Detto questo, il tempo sulla pancia da sveglio è uno degli investimenti migliori che puoi fare per il suo sviluppo.
Perché fa così bene?
I benefici si muovono su tre piani, e vale la pena conoscerli perché aiutano a capire perché proporre (con dolcezza).
Sul piano sensoriale, la posizione a pancia in giù è una palestra completa. Il bambino sperimenta insieme stimoli tattili (il contatto con le superfici), propriocettivi (la percezione del proprio corpo) e vestibolari (equilibrio e rapporto con la gravità), e li integra tra loro. Alzando la testa allena il controllo oculare e la coordinazione occhio-mano e con magari un piccolo specchio davanti a lui rende tutto più interessante e lo invita a sollevarsi di più.
Sul piano motorio, il tummy time rafforza i muscoli di collo, spalle, schiena e tronco: sono le fondamenta per rotolare, stare seduto, gattonare e poi camminare. È anche il modo migliore per prevenire la plagiocefalia posizionale, la cosiddetta “testa piatta”, che deriva dal passare troppo tempo sempre nella stessa posizione supina. Non a caso i bambini che fanno regolarmente tummy time tendono a raggiungere le tappe motorie in modo più armonioso (non prima, armonioso!!!)
Sul piano prassico, infine, tutto questo lavoro allena la capacità di pianificare e coordinare movimenti sempre più complessi un’abilità che accompagnerà il bambino ben oltre i primi mesi.
Quanto tummy time fare, per età?
Qui l’equivoco è comune, quindi mettiamolo in chiaro: i minuti indicati sono un totale giornaliero da distribuire in tante sessioni brevi, non un’unica seduta (nessun neonato resterebbe un’ora di fila a pancia in giù, ci mancherebbe).
Come orientamento generale, per i bambini sotto i 3 mesi si punta ad arrivare gradualmente a circa 30-60 minuti al giorno complessivi, cominciando fin dalle prime settimane con sessioni di pochissimi minuti. Dai 3 mesi in poi si può aumentare progressivamente, fino a circa 90 minuti totali al giorno. E anche dopo, quando finalmente arriva la posizione seduta tanto attesa per lo svezzamento, vale la pena continuare a lasciare tempo sul tappeto anche a pancia in giù.
Sono indicazioni di massima: ogni bambino ha i suoi tempi, e la costanza dolce conta più del cronometro.
E se piange? Come renderlo piacevole
Il pianto durante il tummy time raramente vuol dire “non mi piace”: più spesso vuol dire “è faticoso”. È una posizione impegnativa, in cui il bambino deve lavorare contro la gravità, ed è normale che all’inizio protesti. La strada non è forzare, ma rendere l’esperienza piacevole.
Qualche accortezza che funziona: comincia presto e con poco, poche decine di secondi più volte al giorno, aumentando man mano; sfrutta il tuo corpo, il tummy time sul tuo petto mentre sei semisdraiata è perfetto per i primi giorni e rassicurante; mettiti alla sua altezza, viso a viso, perché la tua faccia è il gioco migliore che esista; usa specchietti e giochi contrastati per invogliarlo a sollevare la testa; e scegli i momenti buoni, quando è sazio ma non troppo pieno, sveglio e tranquillo. E se un giorno proprio non ne vuole sapere, va bene così: si riprova domani.
Quando parlarne con un professionista
Il tummy time è una pratica quotidiana che puoi gestire benissimo a casa. Ci sono però situazioni in cui vale la pena farsi affiancare: se noti un appiattimento marcato della testa, se il bambino gira la testa sempre e solo da un lato, se rifiuta in modo totale e persistente ogni posizione a pancia in giù, o se hai la sensazione che lo sviluppo motorio proceda a fatica.
In questi casi uno sguardo esperto aiuta a capire cosa c’è sotto e cosa fare. È il lavoro che faccio nelle consulenze di sviluppo e integrazione sensoriale: osservare il tuo bambino e darti strategie su misura. E se quello che cerchi è un accompagnamento più quotidiano tra dubbi grandi e piccoli dei primi mesi, nella community di S.A.L.T.A. trovi supporto e risposte pratiche giorno per giorno.
Il tummy time non è un compito da checklist giornaliera: è un piccolo rito quotidiano che, fatto con leggerezza, regala a tuo figlio le basi da cui partiranno tutti i suoi prossimi traguardi. Poco, spesso e senza ansia: è già più che sufficiente.
Dott.ssa Carlotta Pino -Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale
Fonti
- Hewitt L, Kerr E, Stanley RM, Okely AD. Tummy Time and Infant Health Outcomes: A Systematic Review. Pediatrics. 2020;145(6).
- Mendres-Smith AE, et al. Tummy time without the tears: the impact of parent positioning and play. J Appl Behav Anal. 2020;53(4):2090-2107.
- Palmer CF, Rindler D, Leverone B. Moving into tummy time, together. Infant Ment Health J. 2019;40(2):277-288.
- E Silva BFV, et al. “I Am Afraid of Positioning my Baby in Prone”: beliefs and knowledge about tummy time practice. Int J Pediatr. 2023;2023:4153523.
- Siddicky SF, et al. Positioning and baby devices impact infant spinal muscle activity. J Biomech. 2020;104:109741.
