Prima o poi capita a quasi tutti i genitori: guardi tuo figlio che gioca per terra, seduto con le ginocchia piegate e i piedini rivolti all’infuori a formare una “W”, e ti torna in mente quella frase sentita chissà dove “la posizione a W fa male”. Panico. Ma è davvero così? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo, ed è molto meno allarmante di quanto si legga in giro. Vediamola insieme, con una lente di integrazione sensoriale.
Cos’è la posizione a W
La posizione a W è una postura da seduto molto comune tra i bambini, soprattutto durante il gioco. Il bambino appoggia il sedere a terra tra le gambe piegate, con le ginocchia in avanti e i piedi rivolti verso l’esterno: viste dall’alto, le gambe disegnano proprio una “W”. È una posizione che i bambini adottano spontaneamente, perché è comoda e stabile.
È davvero dannosa? Cosa dice la scienza
Qui va detto con chiarezza, perché sfata l’allarme più diffuso: non esistono prove che la posizione a W causi danni articolari permanenti in un bambino sano. Un bambino che ogni tanto si siede così, mentre è assorto in un gioco, non si sta rovinando le anche né le ginocchia.
La sfumatura importante è un’altra: la posizione a W, quando diventa quella predominante o esclusiva, può essere un segnale non una causa. Cioè può indicare che sotto c’è qualcos’altro, come una debolezza muscolare o una difficoltà a controllare il corpo, che spinge il bambino a cercare quella postura perché è la più facile. Il punto quindi non è la W in sé, ma quello che eventualmente ci racconta.
Perché alcuni bambini la preferiscono
Dal punto di vista dell’integrazione sensoriale, la posizione a W è una postura “economica”. Allargando la base d’appoggio, permette al bambino di stare stabile con il minimo sforzo, senza dover attivare troppo la muscolatura del tronco. È una scelta sensata per un bambino che ha un core ancora debole o una consapevolezza corporea (propriocezione) poco affinata: la W gli dà la stabilità che il suo sistema non riesce ancora a garantire da solo.
È lo stesso tipo di bisogno di stabilità e di controllo del corpo di cui parlo a proposito dei bambini sempre in movimento: dietro a una postura o a un comportamento c’è quasi sempre un corpo che cerca la sua strada per sentirsi sicuro.
Quando vale la pena approfondire
Non serve allarmarsi per una W occasionale. Vale invece la pena osservare più da vicino se noti che il bambino usa quasi esclusivamente la posizione a W e fatica ad alternarla con altre, fa fatica a mantenere altre posizioni sedute (a gambe incrociate, di lato, con le gambe avanti), oppure tende a evitare i giochi che richiedono equilibrio e stabilità.
In alcuni bambini, difficoltà di questo tipo possono legarsi anche alla persistenza di riflessi primitivi non del tutto integrati un tema di cui si discute nell’ambito dell’integrazione sensoriale e della terapia occupazionale, e che va sempre valutato dentro un quadro complessivo, non come spiegazione a sé (approfondimento in ambito OT).
Cosa puoi fare a casa
La strategia migliore non è “vietare” la W combattere una postura a suon di “siediti bene!” serve a poco e stanca tutti. È molto più utile rendere più forte e capace il corpo del bambino, così che le altre posizioni diventino facili quanto la W.
In pratica: proponi giochi di equilibrio, anche su superfici morbide o instabili come cuscini, che allenano il controllo posturale; incoraggia il gattonamento e i movimenti in cui braccia e gambe lavorano in modo alternato, ottimi per l’organizzazione motoria; e invita con leggerezza a provare altre posizioni da seduto a gambe incrociate, di lato “a sirena”, con le gambe distese magari durante attività che gli piacciono, senza trasformarlo in un obbligo. L’idea è arricchire il repertorio, non togliere.
Quando consultare un professionista
La posizione a W, da sola, non è un motivo di allarme. Ma se la vedi accompagnata dai segnali di cui parlavamo uso quasi esclusivo, difficoltà con altre posture, poco equilibrio allora uno sguardo esperto può aiutarti a capire se c’è una debolezza o una difficoltà motoria da sostenere, e come.
È esattamente ciò che facciamo in una consulenza di integrazione sensoriale: osservare come il tuo bambino usa il corpo nel gioco e nella vita di tutti i giorni, e costruire un percorso su misura, fatto soprattutto di attività che a lui sembrano gioco. Perché alla fine è così che i bambini imparano meglio: giocando.
Dott.ssa Carlotta Pino – Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale
