Overparenting: quando il desiderio di fare il meglio diventa troppo?

Siamo nel 2025, e per un momento mi fermo a guardare: come genitore, come donna e come professionista, questo mare infinito di informazioni sui bambini. Essere genitori oggi è una sfida enorme: abbiamo accesso a una quantità sterminata di risorse su come crescere i figli “nel modo giusto”, ma troppo spesso ci ritroviamo intrappolati in un vortice di ansia e aspettative irraggiungibili. Vogliamo che siano felici, sicuri, capaci… e finiamo per proteggerli da ogni possibile difficoltà. Ma è davvero questo che serve loro?

Cos’è l’overparenting

Oggi, per fortuna, ci stiamo lasciando alle spalle la “pedagogia nera” e le neuroscienze ci aiutano a capire davvero i bambini, smettendo di leggere ogni comportamento come una provocazione all’autorità (ne parlo, a proposito di “capricci”, nell’articolo su come accogliere le emozioni). Ma in questa transizione si affaccia un’altra tendenza, che come professionista mi arriva forte: quella a “fare troppo”.

È il fenomeno dell’overparenting: quel modo di essere genitori che porta a intervenire in ogni aspetto della vita dei figli, anticipando problemi e ostacoli per risparmiare loro qualsiasi frustrazione. L’intento è nobilissimo — vogliamo solo aiutarli. Ma, paradossalmente, si rischia l’effetto opposto: fare troppo per il bambino significa togliergli proprio quelle sfide che allo sviluppo servono (qui un approfondimento scientifico sul tema).

Perché è così facile cadere nell’overparenting?

Viviamo in un’epoca in cui il confronto è costante. I social ci mostrano famiglie perfette, bambini sempre sorridenti, genitori che sembrano avere tutto sotto controllo. E così ci sentiamo in dovere di fare di più, di essere migliori, di eliminare ogni intoppo dal cammino dei nostri figli. Diventiamo genitori “performanti” e il rovescio della medaglia è che pretendiamo, senza volerlo, che lo siano anche loro.

In più siamo sommersi di consigli contraddittori: “lascia che si annoi!” ma anche “stimolalo il più possibile!”; “deve essere autonomo!” ma anche “se non lo aiuti abbastanza sarà insicuro!”. Questa overdose di informazioni ci fa sentire inadeguati, e ci spinge a iper-controllare tutto.

Ma proteggere troppo può fare male?

L’overparenting nasce da un amore profondo e dal desiderio di fare il meglio. Eppure può avere conseguenze poco felici. Quando un bambino non ha la possibilità di affrontare le sue sfide, di sbagliare, di sentirsi frustrato e poi di superare l’ostacolo, rischia di costruirsi una bassa autostima e poca fiducia nelle proprie capacità.

Pensiamoci un attimo: quand’è che abbiamo imparato davvero qualcosa, nella vita? Quasi sempre grazie a un errore, a una difficoltà superata, a un momento in cui ci siamo sentiti persi e poi abbiamo trovato una strada. E ci ricordiamo di chi ci era accanto in quei momenti non di chi ci ha impedito di attraversarli. I nostri figli hanno bisogno esattamente di quello stesso spazio per crescere.

Come trovare un equilibrio?

Non significa lasciarli soli o smettere di preoccuparci. Significa esserci senza sostituirci a loro: accompagnarli, ma lasciando che siano loro a sperimentare. Significa ricordarci che la perfezione non esiste, e che essere un “buon genitore” non vuol dire evitare al figlio ogni difficoltà, ma aiutarlo a costruire gli strumenti per affrontarle.

Forse la domanda che dovremmo farci non è “sto facendo abbastanza?”, ma piuttosto: “sto dando a mio figlio la possibilità di scoprire di essere capace?”.

È una delle domande su cui ci confrontiamo di più anche nella community di S.A.L.T.A., tra genitori che vivono le stesse tue domande: perché fare un passo indietro, a volte, è la cosa più difficile e più amorevole che possiamo fare.

Un abbraccio, Carlotta

Dott.ssa Carlotta Pino – Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale

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