Mi piacerebbe partire da un episodio personale. Il mio terzo figlio, a soli tre anni e mezzo, mentre giocavamo con i colori, mi ha chiesto di imparare a leggere e scrivere. È un momento che mi ha fatto riflettere: quando un bambino mostra questo interesse, è davvero pronto? O siamo noi adulti, con le nostre aspettative, a stimolare precocemente determinate competenze?
Letto-scrittura e sviluppo neurobiologico del bambino
Da un punto di vista neurobiologico, il cervello umano ha la capacità di riconoscere simboli e numeri ben prima dell’ingresso nella scuola primaria. Gli studi neuroscientifici mostrano che già nei primi anni di vita i bambini possiedono una precoce sensibilità numerica e simbolica (Stanislas Dehaene, 1997). Un esempio semplice: se dai a un bambino di tre anni due biscotti e gli dici che sono tre, si accorgerà subito dell’inganno.
Molti bambini iniziano a riconoscere le lettere del proprio nome già in età prescolare. Con l’ingresso alla scuola dell’infanzia, spesso si introducono schede didattiche per potenziare la motricità fine, necessaria per l’uso del mezzo grafico. Ma attenzione: la motricità fine si sviluppa principalmente attraverso il gioco libero e le autonomie quotidiane, non solo con esercizi strutturati. È il concetto di school readiness, la “prontezza” scolastica: un insieme di competenze che maturano nel tempo e che non si possono forzare.
Il ruolo del gioco sensomotorio
Il gioco sensomotorio ha un ruolo essenziale nello sviluppo motorio e cognitivo del bambino. Attraverso il movimento, i bambini consolidano competenze fondamentali come la coordinazione motoria, la propriocezione e il controllo della forza. Il sistema propriocettivo, che ci informa sulla posizione del nostro corpo, lavora in sinergia con il sistema vestibolare e visivo per garantire movimenti fluidi e coordinati.
Ecco perché esperienze come arrampicarsi, saltare, oscillare, dondolarsi, cadere e spostare oggetti sono così importanti nei primi anni di vita. Tutte queste attività rafforzano il “core”, il centro del corpo, che sosterrà poi competenze più fini come impugnare la matita o usare le posate. È lo stesso motivo per cui il movimento conta così tanto anche nei bambini che sembrano non stare mai fermi: il corpo costruisce le sue basi muovendosi.
Intorno ai quattro anni i bambini iniziano a sviluppare l’integrazione bilaterale, che permette loro di allacciare le scarpe, tenere fermo un foglio con una mano mentre tagliano con la forbice e molte altre azioni quotidiane. Questi processi non possono essere forzati o insegnati prima che il bambino sia pronto.
Motivazione intrinseca e apprendimento
Quando si inizia precocemente un’attività strutturata in modo insistente, si rischia di compromettere la motivazione intrinseca del bambino: quella che lo spinge a voler fare le cose da sé, come vestirsi da solo per andare al parco o dire “mamma, faccio io!”.
Sostenere questa motivazione è fondamentale per garantire apprendimenti duraturi e gratificanti. Per questo è importante non anticipare forzatamente la letto-scrittura, ma lasciare che l’interesse nasca in modo naturale, rispettando i tempi di ciascun bambino.
Un’attenzione eccessiva alle performance?
Viviamo in un’epoca in cui c’è un’attenzione crescente alle performance infantili, spesso a discapito di un approccio più naturale allo sviluppo (ne ho parlato anche nell’articolo sull’iperstimolazione e l’overparenting. Troppo spesso si enfatizzano le competenze accademiche a discapito del gioco, che invece è la base su cui si costruiscono tutte le future capacità cognitive.
Quando valuto un bambino, l’età è solo un punto di partenza. Quello che conta davvero sono i suoi punti di forza, i suoi interessi e ciò che lo appassiona, non solo ciò che ancora non sa fare. Se il tuo bambino mostra interesse per le lettere, accogli la sua curiosità e rispondi alle sue domande, ma ricorda che il gioco libero è la chiave per una crescita armoniosa. Abbiamo tutta una vita per sviluppare competenze accademiche e professionali, ma l’infanzia è un momento unico e irripetibile, che va rispettato e valorizzato.
Per concludere
Accompagnare i bambini nella scoperta della lettura e della scrittura è un processo che deve rispettare i loro tempi e il loro sviluppo motorio e cognitivo. Il gioco, l’esplorazione e l’esperienza diretta restano gli strumenti più potenti per nutrire la loro crescita.
Se hai dubbi sui prerequisiti del tuo bambino o senti la pressione di doverlo “preparare” alla primaria, non decidere da sola sull’onda dell’ansia: in una consulenza possiamo guardare insieme il suo sviluppo reale, con i suoi punti di forza. E se cerchi confronto e strumenti nel quotidiano, nella community di S.A.L.T.A. trovi tante famiglie che vivono le tue stesse domande.
Un abbraccio, Carlotta
Dott.ssa Carlotta Pino -Terapista Occupazionale, specializzata in Integrazione Sensoriale
